Forse è il momento giusto per una put su Tesla

Forse è il momento giusto per una put su Tesla

Nicola Duranti  | 31.08.2020 11:25

In questa sede non voglio parlare dei massimi sistemi di borsa. Non voglio sottolineare come l’S&P 500 abbia ormai raggiunto il massimo livello di concentrazione (intesa come peso dei primi 10 titoli in termini percentuali sull’intero paniere) superiore a quello visto nel 2000 in occasione della bolla sulle dot-com.

Non voglio neanche soffermarmi sul fatto che, nonostante quasi tutti i settori della old economy siano ancora distanti tra il 15 e il 30% dai valori pre Covid, il livello del P/E globale sugli utili “attesi” dell’indice americano sia a 26, quindi superiore al medesimo periodo e coincidente con un livello che ha sempre preceduto, per un motivo o per un altro (spesso assolutamente imprevedibile) i maggiori crolli azionari della storia. No, non voglio parlare di questo. Oggi mi voglio concentrare su un titolo ed uno soltanto, che rappresenta l’incarnazione della follia speculativa che sta coinvolgendo alcuni settori di questo mercato... TESLA Inc.

Andiamo per punti.
Nel momento in cui sto scrivendo (28 agosto alle 18,00) Tesla (NASDAQ:TSLA) sta scambiando sopra i 2250 Usd, che corrisponde ad una valorizzazione di borsa pari a circa 420 miliardi, a fronte di un fatturato inferiore ai 26 miliardi e ad un utile per azione (ottenuto nell’ultimo esercizio per la prima volta in verde nella storia dell’azienda) di 1,94 Usd per azione, che coincide con un P/E pari a 850.

Avete capito bene, benissimo, gli investitori (ma dovrei meglio dire ormai quasi esclusivamente gli “speculatori” e in particolare la nuova tipologia di giovani scalper che si sono affacciati al mercato negli ultimi anni e che sono proliferati durante la clausura forzata del Covid) stanno continuando a comprare questo titolo a testa bassa, senza un minimo di cognizione di cosa stiano prezzando, ma CON UN UNICA INCONTESTABILE CONVINZIONE, e cioè che, a prescindere da qualsiasi considerazione sui fondamentali macro e micro legati al ciclo dell’economia globale, alle prospettive del settore ed ai numeri e strategie relativi alla singola azienda, IL PREZZO DEL TITOLO SALIRA’!! SEMPRE E COMUNQUE…

Un po' come nelle scommesse clandestine si scommette sul fatto che un auto lanciata a massima velocità verso un incrocio non incontri nessun altro veicolo e dunque possa superarlo indenne vincendo la scommessa. Proprio cosi.. chi sta comprando n questo momento Tesla sta rischiando la vita in una folle corsa al buio.

Facciamo un esempio più concreto per spiegare in maniera molto semplice il concetto di rapporto prezzo/utili, il P/E. Ipotizziamo che vogliate acquistare un’attività avviata e con fatturato ed utili consolidati ed in lieve costante crescita nel tempo, può essere qualsiasi cosa, un bar, una tabaccheria, qualsiasi cosa va bene per l’esempio, un qualsiasi negozio di qualsiasi merce. Diciamo che questo negozio che intendete rilevare produca utili certi pari a 100.000 euro annui.

Ora vi chiedo, a fronte di tale utile, quale prezzo sareste disposti a sborsare per l’acquisto? In altre parole, in quanti anni ritenete sia congruo rientrare in possesso del vostro investimento iniziale?
Se lo pagherete 1 milione vorrà dire che vi ci vorranno 10 anni (P/E pari a 10), se lo pagherete 600.000 euro allora ce la farete in 6 (P/E pari a 6).
Se il negozio che volete comprare si chiamasse Volkswagen (DE:VOWG) ce la fareste in poco meno di 5 anni, se si chiamasse Toyota ce ne vorrebbero quasi 10 (P/E di 9,88) però avreste il vantaggio di avere un negozio leader sulla piazza. Con Tesla vi ci vorrebbero 850 anni….

Ma andiamo sullo specifico e sui numeri e parliamo dei competitors. I ricavi di Toyota ammontano a quasi 600 miliardi (contro i 25 di Tesla), è il più grande automaker al mondo e inoltre distribuisce un dividendo annuale superiore al 3%.
La sua capitalizzazione di borsa non arriva però neanche alla metà di quella di Tesla.

Fino a qualche tempo fa, quando il titolo peraltro quotava ancora a prezzi “umani”, si potevano addurre motivazioni più che plausibili alla forza del titolo.
Tesla è stata la prima azienda a progettare e commercializzare veicoli totalmente green.
Per di più le sue auto erano molto costose e con un brand prestigioso e dunque i multipli superiori a quelli dei tradizionali automakers erano giustificati dal fatto che la società doveva essere considerata più un’azienda del lusso (analogamente a Ferrari (MI:RACE)).

Questo sicuramente comportava un “premio” sui multipli contingenti che giustamente la Borsa riconosceva scontando come sempre in anticipo il potenziale aumento esponenziale futuro di fatturato ed utili.
Ora però le cose sono totalmente cambiate, perché tutti i grandi produttori stanno sfornando veicoli al 100% elettrici e la competizione in questo settore sarà sempre più agguerrita.

Non solo, proprio per aumentare la base della sua clientela e gareggiare con i carmakers storici sui segmenti più tradizionali, Tesla sta lanciando modelli molto più economici che in passato, che se da una parte faranno bene ai numeri aziendali, dall’altra le faranno velocemente perdere quel lustro nel brand che giustificava il suo inquadramento nel settore del lusso.

L’esempio più tangibile di tale svolta è dato dalla Tesla Model 3, il modello compatto creato appunto per aggredire un pubblico più vasto ed a prezzi più contenuti.
Il problema per Tesla è che, quasi in contemporanea con il lancio della Model 3, è arrivato sul mercato il modello ID 3 di Volkswagen, un’auto analoga per dimensioni e caratteristiche, ma con un prezzo di ingresso più basso di quasi il 30% e con una autonomia (che attualmente rappresenta la variabile più importante su questo segmento) superiore alla Model 3.

Questo è chiaramente solo l’inizio perché, una volta colmato il gap tecnologico iniziale, va da se che case storiche come Toyota Motor Corp (T:7203) e Volkswagen (DE:VOWG_p) avranno dalla loro una rete capillare di vendita che non potrà che amplificare il divario competitivo tra i vecchi e il nuovo sfidante.

In prospettiva dunque non vi è più alcuna motivazione logica che possa giustificare divari di valutazione cosi esasperati, ed il sentiment degli speculatori (notoriamente investitori di brevissimo cabotaggio) farà presto a cambiare direzione…
In definitiva da qui ai prossimi 12 mesi ritengo che sia molto probabile l’esplosione di questa che potremmo definire la più tipica delle bolle azionarie.

Visto che però non possiamo sapere fino a che punto e soprattutto fino a quando questa frenesia possa protrarsi, lo strumento più indicato da utilizzare è senz’altro una put (o un cowered warrant put) con scadenza almeno fino a Giugno 2021, con strike compresi tra 900 e 1400 usd, a seconda del livello di leva e dunque di volatilità che si vuole sostenere.

Anche il trend della volatilità (che ricordiamo viene calcolata implicitamente dal prezzo delle opzioni) dovrebbe aiutarci in questa operazione, visto che dopo essere scesa dai massimi assoluti di febbraio (area 85) fino ad area 21 (livello che ha provato in tutti i modi a bucare senza successo) ora si muove in area 24 (un livello ancora sotto la soglia di guardia e che consente un acquisto delle put a prezzi abbastanza contenuti) e sembra graficamente destinata a salire nei prossimi mesi (aumentando di conseguenza il valore dell’opzione).

Ultima, ma più importante indicazione.
Le opzioni sono in assoluto gli strumenti più rischiosi presenti sui mercati finanziari e se si sbaglia la previsione la possibilità di perdere il 100% del capitale investito è praticamente certa.
Dunque la raccomandazione è che, quando non vengano utilizzate a fini di copertura ma con intenti speculativi, come in questo caso, ci si dedichi non più del 1% del proprio capitale finanziario.

Nicola Duranti

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Nicola Duranti
Nicola Duranti

Ringrazio tutti coloro che hanno voluto esprimere un commento. Preciso che sono apprezzati sia quelli positivi che quelli negativi, perchè in un mercato cosi imprevedibile qualsiasi opinione è degna di rispetto. Voglio solo chiarire che a mio parere questa è stata solo la prima ondata di sell off. Penso che, con i tempi di rito tipici della rottura di queste bolle, ne seguiranno altre analoghe  ... (Leggi altro)

09.09.2020 14:21 GMT· Rispondi
Moreno Trivisonno
Moreno Trivisonno

Bravo Nicola! Davvero Lungimirante, avevi intuito molto bene. Complimenti!   ... (Leggi altro)

08.09.2020 20:53 GMT· Rispondi
Fabio Battistini
Fabio Battistini

Tesla potrà anche essere una bolla, ma definirla solo una mera produttrice di Automobile è come la Corazzata Potionkin per Fantozzi. Tesla è una azienda Tech a tutti gli effetti.  ... (Leggi altro)

01.09.2020 20:44 GMT· Rispondi
Domenico Azzolini
Domenico Azzolini

Bravo sono tutte considerazioni inutili ,poi io non credo che tesla sia mossa solo dai piccoli trader quelli sono in minoranza ..  ... (Leggi altro)

01.09.2020 18:06 GMT· Rispondi
Maurizio Genoni
Maurizio Genoni

Nicola Duranti, i tuoi ragionamenti non si possono applicare a Tesla. Tesla e VW o Toyota fanno prodotti diversi. Nel, caso specifico Tesla è leader nel suo settore sotto due aspetti. È il più grande costruttore al mondo di auto elettriche e continuerà ad esserlo per i prossimi anni ed ha acquisito un vantaggio tecnologico che continuerà ad avere nei prossimi anni.Si aggiunga che ha incorporato Solar City e che è proprietaria di una rete di ricarica di tutto rispetto. Aggiungiamo l'attività assicurativa.   ... (Leggi altro)

01.09.2020 10:20 GMT· Rispondi
GiorgioG
GiorgioG

A me questa situazione ricorda il Bitcoin del 2017. Anche in quel caso si parlava della grande novità della blockchain, di Bitcoin sempre piú difficile da minare, di quotazioni a 100-200 mila dollari in 5 anni...ma dietro c’era solo la speculazione che si è autoalimentata fino a esplodere.Oggi, questo ennesimo rialzo giustificato solamente dallo split azionario, mi conferma che chi continua a comprare questo titolo sono investitori retail che vogliono partecipare alla speculazione rialzista e temo che presto ci sarà una forte correzione del titolo.  ... (Leggi altro)

31.08.2020 21:25 GMT· 1 · Rispondi
mario iachetti
mario iachetti

Chiedo come è possibile che un titolo del genere abbia una valutazione quando tempo lo stesso amministratore ha ammesso che le valutazioni erano esagerate.   ... (Leggi altro)

31.08.2020 20:08 GMT· Rispondi
Michele Cattani
Michele Cattani

Qui si parla di capacità di innovazione e di crescita. Mentre il 90% delle case automobilistiche si affannano per stare al passo mentre sono costrette a tagliare stipendi....tesla assume e costruisce fabbriche ovunque.Il valore in questo caso è dato principalmente da queste aspettative. Aspettative che qualche giornalista non ha colto un paio di anni fa....  ... (Leggi altro)

31.08.2020 12:06 GMT· 3 · Rispondi
Ace Ventura
Ace Ventura

Punto 1) lei paragone un negozio ad un titolo azionario, il primo è soggetto a svalutazione e rivalutazione in base alla capacità di generare utili, il secondo è soggetto a svalutazione e rivalutazione in base a contrattazioni continue. Quindi la formula del rendimento (P+D-Po)/Po è applicabile al titolo mentre per il bene immobile la formula del rendimento è  la sommatoria degli Utili x (1+i)^(t-to) dove gli utili si suppongono costanti come nel suo esempio. 2) lei utilizza il P/E per valutare la bontà dell'investimento ma non è corretto, sarebbe più corretto valutare il PEG o P/E atteso che nel caso di Tesla è 0,61 a 5 anni, quindi inferiore a 1. Il mercato azionario infatti valuta un prezzo in base alle attese e non agli utili generati attualmente. per questo motivo non troverà mai un P/E=1. per quanto riguarda le sue stime su concorrenza, mercato auto lasciamo perdere, lasciano il tempo che trovano. la capacità innovativa è la chiave della crescita.  ... (Leggi altro)

31.08.2020 11:15 GMT· 2 · Rispondi
Claudio Lunini
Claudio Lunini

ottimo articolo  ... (Leggi altro)

31.08.2020 10:04 GMT· 1 · Rispondi
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