Strategie diverse dei colossi europei e USA tra dubbi domanda e greggio economico

Strategie diverse dei colossi europei e USA tra dubbi domanda e greggio economico

Ellen R Wald PhD  | 01.10.2020 16:26

La versione originale di questo articolo, in inglese, è stata pubblicata il giorno 01.10.2020

Ogni singola compagnia petrolifera - dalla ricchissima Aramco (SE:2222) in Arabia Saudita alle minuscole compagnie di fracking in Oklahoma - quest’anno è stata colpita pesantemente dai prezzi del greggio più bassi.

Negli USA, ad agosto, almeno 36 compagnie hanno dichiarato bancarotta. Persino Saudi Aramco è stata costretta a rinviare alcuni dei suoi costosi piani di espansione per soddisfare gli obblighi presi nei confronti del governo saudita e di altri azionisti.

Oil Weekly 2017-2020

Grafico settimanale greggio 2017-2020

Ogni singola compagnia del settore sta cercando di sopravvivere alla recessione globale scatenata dal coronavirus come meglio può. Tuttavia, è emersa una chiara differenza tra le compagnie europee ed americane per quanto riguarda la visione strategica.

L’Europa cambia, l’America risparmia

Le compagnie europee, comprese Royal Dutch Shell (LON:RDSa), (NYSE:RDSa), BP (LON:BP), (NYSE:BP), Total (PA:TOTF), (NYSE:TOT) e, in parte, Equinor (OL:EQNR), (NYSE:EQNR), stanno accelerando i piani per allontanarsi dalla produzione di greggio e gas.

Le compagnie americane, invece, continuano ad impegnarsi nella produzione di greggio e gas. Compagnie come Chevron (NYSE:CVX), ConocoPhillips (NYSE:COP) e ExxonMobil (NYSE:XOM) stanno portando avanti le loro strategie pre-coronavirus, apportando dei tagli e degli aggiustamenti per ridurre le spese durante il periodo di prezzi bassi.

Per le compagnie europee questo periodo di domanda minore è un’anticipazione di un futuro in cui il mondo avrà bisogno di meno greggio. Di conseguenza, stanno cercando di accelerare la cessione degli asset petroliferi upstream spostandosi con decisione verso il mondo del gas naturale e delle energie rinnovabili.

Le compagnie americane, invece, considerano l’attuale situazione della domanda un intoppo temporaneo e credono che i loro asset upstream di greggio e gas continueranno a fornire valore fino a quando le spese riusciranno ad essere ridotte sul breve termine.

Prospettive sulla domanda incerte, necessaria un’innovazione significativa

Nessuno sa veramente dove andrà la domanda di greggio fra un anno, o fra 5 o fra 10. L’idea che la domanda petrolifera sta rallentando potrebbe essere solo parte dell’equazione per le compagnie europee.

Passare alla produzione e trasmissione di elettricità rinnovabile potrebbe anche essere ciò che vogliono gli azionisti di queste compagnie, anche se l’attività di generazione di energia rinnovabile è meno redditizia rispetto alla produzione di greggio e di gas. Inoltre, molti governi europei e l’Unione Europea offrono incentivi finanziari per investire sulla generazione di energia rinnovabile, un aspetto che secondo le compagnie compenserà le perdite finanziarie.

Le compagnie europee ed i loro azionisti perderanno i profitti futuri? Cosa succederebbe se i prezzi del greggio dovessero salire per la crescita della domanda e la mancanza di investimenti su nuove risorse petrolifere comportasse profitti minori?

O, al contrario, le compagnie petrolifere americane si ritroveranno con asset abbandonati se la domanda di greggio dovesse continuare a scendere man mano che il passaggio ai combustibili non fossili decollerà?

Credo che una vera transizione alle rinnovabili (o ad altri tipi di energia non fossile) non potrà avvenire senza una o più svolte tecnologiche. Ad esempio, abbiamo bisogno di strutture di immagazzinamento migliori.

Abbiamo anche bisogno di batterie migliori che si ricarichino più velocemente, mantengano la carica per più tempo, possano essere ricaricate più volte e siano più piccole e più leggere. Senza un’innovazione significativa, i combustibili fossili continueranno a giocare un ruolo importante nei consumi energetici nelle economie dell’Occidente ed assisteremo ad una crescita considerevole man mano che si svilupperanno altre economie.

La domanda petrolifera sta subendo un duro colpo al momento, ma si riprenderà. Quando l’economia globale si rimetterà in piedi dall’attuale recessione, economie e persone in difficoltà cercheranno la fonte di energia più economica ed efficace disponibile: greggio e gas.

La domanda è: cosa significa tutto questo per i trader del greggio?

Innanzitutto, significa che i trader non dovrebbero entusiasmarsi troppo quando sentono dire alle compagnie petrolifere in Europa che il “picco della domanda” è già arrivato o sta per arrivare. BP di recente ha rilasciato un report simile che è stato ampiamente pubblicizzato dai giornalisti ma che i mercati del greggio hanno saggiamente ignorato. I mercati probabilmente continueranno ad ignorare il picco della domanda e i report apocalittici.

In secondo luogo, i trader dovrebbero capire che sul lungo termine (cinque, dieci, 15 anni o più) potrebbe esserci una carenza di greggio. Alcuni asset saranno ben sfruttati, come i vari giacimenti nella penisola arabica.

Tuttavia, vi sono altre aree note per la presenza di greggio, ma non sappiamo esattamente come accedervi. Altre risorse sono del tutto sconosciute ancora. Stiamo assistendo ad una mancanza di esplorazioni perché, oltre ai prezzi del greggio bassi nel 2020 ed al passaggio delle compagnie europee alle energie alternative, si registrava già un calo delle spese in conto capitale da quando i prezzi sono crollati, a fine 2014.

È altamente possibile che ciò porti alla fine a carenze di greggio e prezzi molto più alti, ma non per tanti anni.

Ellen R Wald PhD

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