L’euro rifiuta 1,13, gli orsi restano al controllo

L’euro rifiuta 1,13, gli orsi restano al controllo

Kathy Lien  | 16.04.2019 22:13

Rassegna giornaliera sul mercato forex, 16 aprile 2019

Analisi realizzata alla chiusura del mercato statunitense a cura di Kathy Lien, Direttrice di FX Strategy per BK Asset Management

Dal punto di vista dei dati, i motivi per essere rialzisti sull’euro sono davvero pochi. L’economia sta rallentando, il Presidente della Bundesbank tedesca Jens Weidmann ha dichiarato la scorsa settimana che la crescita della principale economia della zona euro potrebbe rallentare sensibilmente nel 2019, gli USA stanno minacciando l’UE con nuovi pesanti dazi e lo spread tra il rendimento dei Bund tedeschi e i Titoli del Tesoro USA a 10 anni sta scendendo ulteriormente in territorio negativo. Nonostante il sondaggio ZEW indichi un calo dei timori per le previsioni sul futuro dell’area, i dati tedeschi più deboli sulla produzione industriale offre di che preoccuparsi per la situazione attuale. Tecnicamente, nonostante il rifiuto del livello di 1,13 sia stato seguito da minimi e massimi più bassi, l’incapacità del cambio di chiudere sopra la media mobile su 50 giorni per il terzo giorno consecutivo indica un possibile spostamento sotto l’1,12; è fuori di dubbio che gli orsi restino al controllo, ma in una settimana come questa, i “fake out” sono più probabili rispetto ai veri breakout. I dati di mercoledì relativi al commercio e all’inflazione della zona euro potrebbero sorprendere al rialzo, offrendo supporto alla moneta unica e tenendo il cambio nel range tra 1,1250 e 1,1325. Allo stesso tempo, il report sulla bilancia commerciale statunitense e il Beige Book che saranno rilasciati mercoledì potrebbero sostenere il dollaro USA.

Dopo il superamento della settimana scorsa, abbiamo visto movimenti contenuti nel cambio USD/JPY. L’impennata di martedìdei titoli azionari e la ripresa del rendimento dei Titoli del Tesoro avrebbero dovuto spingere il cambio, che invece è rimasto in un range stretto di 20-pip. Questa mancanza di movimento è dovuta in parte al fatto che ci sia un’opzione da 1,1 miliardi di dollari con uno strike a 112 in scadenza per mercoledì. Una volta che l’opzione sarà scaduta, potremmo vedere maggiori spostamenti nella valuta. Il recente miglioramento dell’attività del settore manifatturiero è positivo per la bilancia commerciale di mercoledì ed il Libro Beige potrebbe concentrarsi sulla ripresa dopo la debolezza di marzo dovuta allo shudown.

La debolezza della sterlina di martedì è stata inattesa, considerando il report sull’occupazione relativamente positivo. L’aumento degli stipendi è stato in linea con le aspettative di febbraio ed il dato di gennaio è stato rivisto al rialzo. Le richieste di sussidi di disoccupazione sono salite ma la crescita occupazionale è stata di 179K, ad un nuovo massimo storico. Il tasso di disoccupazione ILO è rimasto stabile al 3,9%, il livello più basso degli ultimi 45 anni. Il report di mercoledì sui prezzi al consumo dovrebbe sostenere la crescita degli stipendi, nonché l’aumento dei prezzi delle materie prime e l’aumento dei prezzi al consumo.

I prezzi delle materie prime saranno al centro dell’attenzione nelle prossime 24 ore, in attesa dei dati cinesi e neozelandesi sui prezzi al consumo del 1° trimestre. Partiamo dal dollaro neozelandese (NZD), i prezzi dei prodotti caseari è salito per la quinta asta consecutiva. Questo, unitamente all’aumento generale dei prezzi delle materie prime, indica una pressione dei prezzi maggiore nel primo trimestre. Il cambio NZD/USD ha faticato per alimentare i guadagni dopo essersi stabilizzato sopra la media mobile su 200 giorni. Gli economisti si attendono un aumento dell’IPC dello 0,3% e se i dati non tradiranno le attese, potremmo vedere il cambio NZD/USD salire a 68 centesimi. Anche il report sul PIL della Cina è importante – si prevede un rallentamento della crescita nel primo trimestre e sarà interessante vedere come questo si ripercuoterà sulle valute. I verbali della RBA piuttosto cauti rilasciati lunedì non hanno avuto un impatto durevole sul dollaro australiano. La banca centrale ha discusso sulle eventualità che potrebbero rendere necessario un taglio dei tassi – questo ha portato ad un calo iniziale del cambio AUD/USD, ma durante la seduta newyorkese il cambio di è decisamente ripreso. Se la crescita del PIL cinese dovesse essere una sorpresa al rialzo, potremmo vedere il cambio salire al massimo di un mese.

I dati del Canada su inflazione e bilancia commerciale, che saranno rilasciati mercoledì, potrebbero far uscire il cambio USD/CAD fuori dal range di scambio decisamente stretto. Dall’inizio del mese il cambio è intrappolato tra 1,3280 e 1,34. Nonostante il calo delle transazioni internazionali e la contrazione delle vendite del settore maniufatturiero, il cambio USD/CAD è sceso mentre i prezzi del petrolio hanno segnato un rialzo. Visto il recente miglioramento dell’indice IVEY PMI,la possibilità è di rialzo sia per l’IPC che per i dati commerciali. Tuttavia, anche se i dati dovessero essere positive l’impatto sul dollaro canadese potrebbe essere minimo, a causa della cautela espressa dalla Banca del Canada.

Kathy Lien

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