Mercati stabili nonostante gli scenari sempre più cupi

Mercati stabili nonostante gli scenari sempre più cupi

Peter Rosenstreich  | 10.10.2019 16:35

Considerati i rischi all’orizzonte, i mercati stanno gestendo relativamente bene il susseguirsi di notizie. I mercati asiatici hanno chiuso contrastati e le borse europee sono in rialzo. I negoziati fra Regno Unito e UE sono a un punto morto (sembrano improbabili degli accordi entro il 31 ottobre). Intanto arrivano segnali negativi da Washington circa i negoziati commerciali fra USA e Cina, in seguito alla stretta USA sui visti di accesso per i funzionari cinesi. Le aspettative sul previsto incontro ad alto livello di oggi sono scarse. Si era intravisto un barlume di speranza dopo che i funzionari cinesi avevano annunciato che potrebbero accettare un accordo commerciale parziale, previa la rinuncia all’introduzione di nuovi dazi. La Turchia ha lanciato un’offensiva militare nella Siria settentrionale, che prende di mira le milizie siriane sostenute dagli USA. Rimaniamo ribassisti sulla coppia GBP/JPY. Nel breve termine, infatti, è molto improbabile che diminuisca l’incertezza intorno alla Brexit. La tendenza ribassista della coppia GBP/USD dovrebbe portare allo sfondamento di 1,2197 perché la flessione si estenda fino ai minimi pari a 1,1959.

I rendimenti dei titoli del Tesoro USA continuano a guadagnare sulla scia dell’aumento della domanda di rischio. La curva dei rendimenti USA per le scadenze lunghe ha toccato il massimo di ottobre, pari al 2,09%. Il greggio è salito brevemente, dopo che le forze turche hanno lanciato un’offensiva in Siria, ma i prezzi sono calati perché dai dati pubblicati negli USA emerge che le scorte di greggio sono aumentate per la quarta settimana consecutiva. I verbali del FOMC pubblicati ieri indicano che la maggior parte dei membri del FOMC è più preoccupata per i rischi al ribasso per la crescita che per i rischi al rialzo per l’inflazione. I verbali mettono in evidenza una netta divisione all’interno del comitato. Le tensioni commerciali e l’indebolimento della crescita globale sono i timori più pressanti. È interessante notare che i membri non sembrano preoccupati per i potenziali effetti dei dazi sull’inflazione. In generale, un ulteriore indebolimento dei dati riferiti all’attività causerà due tagli da 25 punti base (a ottobre e dicembre) nell’anno in corso, a patto che l’inflazione resti sommessa. Oggi i mercati monitoreranno i dati riferiti alla produzione industriale e alle costruzioni nel Regno Unito e l’IPC negli USA. L’EUR/USD rimane bloccato in una fascia laterale, compresa fra il supporto a 1,0940 e la resistenza a 1,1000.

Peter Rosenstreich

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