Trump riaccende la propensione al rischio

Trump riaccende la propensione al rischio

Ipek Ozkardeskaya  | 19.02.2020 15:14

Mercoledì l’azionario asiatico ha compiuto un rimbalzo, dopo che il presidente USA Donald Trump ha fermato una proposta volta a bloccare le vendite di motori per aerei prodotte da GE, affermando in un tweet che “non vogliamo che intrattenere rapporti commerciali con noi diventi impossibile”. Questa mossa conciliante di Trump è stata accolta positivamente dagli investitori, perché con l’epidemia di coronavirus che sta gettando scompiglio sull’economia globale, fomentare le apprensioni commerciali non farebbe che peggiorare inutilmente le cose. Soprattutto ora che l’accordo commerciale per la fase uno dovrebbe assicurare esportazioni americane verso la Cina per un valore pari a $200 miliardi.

Nikkei (+0,95%), Composite di Shanghai (+0,24%) e ASX 200 (+0,43) hanno guadagnato, mentre il greggio WTI è balzato a $52,66 al barile.

I future sulle borse USA sono in rialzo, dopo una seduta fiacca a New York.

I future su FTSE (+0,71%) e DAX (+0,57%) puntano a un avvio positivo anche in Europa, dopo le vendite di martedì sulla scia della nota di Apple (NASDAQ:AAPL), che ha avvertito che la lentezza della produzione e della domanda in Cina impedirà alla società di raggiungere gli obiettivi per il primo trimestre. L’annuncio ha fatto scendere le azioni di Apple dell’1,83% durante la seduta di ieri.

L’USD/JPY è stato scambiato sopra la soglia a 11, con lo yen giapponese in lieve calo sulla scia del miglioramento della propensione al rischio. A gennaio, le esportazioni giapponesi sono diminuite per il quattordicesimo mese consecutivo, ma la flessione del 2,6% è stata molto inferiore al calo del 6,9% previsto dagli analisti e al -6,3% registrato il mese precedente.

L’oro ha consolidato i rialzi dopo essersi impennato oltre i $1600 all’oncia. Il miglioramento della propensione al rischio dovrebbe consentire una correzione al ribasso di $20-30 nel prezzo del metallo prezioso nella settimana a venire.

L’indice del dollaro USA si è stabilizzato intorno ai massimi da quattro mesi prima della pubblicazione, nelle prossime ore, dei verbali della riunione di gennaio del FOMC. Dai verbali della Fed emergerà sicuramente che l’economia USA si trova in una “posizione buona”, sebbene l’outlook sia “offuscato” dall’epidemia di coronavirus. Il forte indice manifatturiero Empire, diffuso ieri, dovrebbe dar loro credibilità. I membri della Fed probabilmente monitoreranno gli sviluppi e le possibili implicazioni del coronavirus sull’economia USA e globale e saranno pronti ad agire, ma, per ora, non c’è ancora un piano d’intervento dettagliato. Dopo la recente impennata dell’inflazione USA, è possibile che la Fed permetta un certo livello di sforamento dei prezzi al consumo, dopo un decennio di dati inferiori agli obiettivi. Nel complesso, i verbali della Fed dovrebbero confermare un’impostazione neutrale per il prossimo futuro.

L’euro è scivolato sotto il livello a 1,08 contro il biglietto verde, sulla scia dei sondaggi ZEW riferiti a Eurozona e Germania significativamente inferiori alle attese da una parte, e dell’indice manifatturiero Empire sensibilmente superiore alle attese negli USA dall’altra. L’indice ZEW, che fotografa le attese degli investitori per i prossimi sei mesi, ha rispecchiato le prime percezioni dello shock provocato dal coronavirus sull’economia europea. I settori che dipendono dalle esportazioni, come quello automobilistico e dell’elettronica, hanno registrato le flessioni più marcate. In prospettiva, la divergenza in ciò che ci si aspetta dalla Fed e dalla BCE dovrebbe continuare a pesare sulla moneta unica. Probabilmente i trader continueranno a vendere sui progressi oltre la soglia a 1,08. Per le operazioni di breve termine, il rialzo sembra essere limitato dalla media mobile a 50-ore, che al momento si attesta a 1,0820.

In Gran Bretagna, gli ultimi dati sull’occupazione, pubblicati ieri, hanno mostrato aspetti positivi e negativi. Negli ultimi tre mesi dell’anno scorso, l’economia ha creato 180.000 nuovi posti di lavoro, a sorpresa il quarto rilevamento più consistente dal 2015, ma la crescita delle retribuzioni medie è scesa al 2,9%, livello minimo dall’ottobre 2016. Il cable prima è sceso a 1,2970, per poi rimbalzare sopra il livello a 1,30 sulla notizia che Rishi Sunak presenterà la finanziaria l’11 marzo come programmato. Dovrebbe aumentare la spesa in linea con il volere di Johnson. Le attese di una spesa pubblica più elevata dovrebbero mitigare la prospettiva di tassi d’interesse più bassi nel prossimo futuro, poiché la Banca d’Inghilterra (BoE) probabilmente attenderà i benefici di una spesa maggiore prima di procedere a un taglio del tasso che potrebbe rivelarsi prematuro. I dati sull’inflazione, in uscita oggi, dovrebbero confermare un miglioramento significativo, all’1,6%, a gennaio, rispetto all’1,3% del mese precedente. Una cifra forte sul fronte dell’inflazione dovrebbe frenare ulteriormente le aspettative di una BoE colomba e tradursi in una sterlina più forte. Ma il cable dovrebbe imbattersi nella resistenza in area 1,3050/1,3100.

Ipek Ozkardeskaya

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